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User / Instagram: @la_reverie
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N 14 B 1.0K C 14 E Dec 12, 2009 F Dec 12, 2009
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N 37 B 1.3K C 16 E Feb 27, 2010 F Feb 28, 2010
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Costa meno di una bambola e suona come un carillon, la felicità.

N 12 B 4.2K C 9 E Feb 15, 2010 F Feb 15, 2010
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(Penelope)

Ti scrivo perchè ho bisogno di parlarti, e di farlo in silenzio, mentre questo vento continua a correre intorno alla casa e grida troppo forte, troppo spesso, grida che sono sola, sa fare questo soltanto.
Scrivo una lettera senza destinazione, che se pure venisse a cercarti incontrerebbe soltanto acqua e cielo.
Scriveranno di noi, parlerà, questa gente, e la verità sarà sempre lontana, più di quanto lo sia tu in questo momento.
Racconteranno di caste attese, perchè è così che il mondo mi vorrà immaginare..ma sapessi, caro, quante volte ti ho sognato lontana dal nostro letto.
Per questo tuo ritorno senza certezze.
Per il mio essere bisognosa di continui futuri e continue possibilità.
Perchè questo è il più lungo degli inverni, così scuro che a volte faccio fatica a ricordarmi dove ho nascosto i sogni.
E così li ho lasciati liberi, ho anticipato la primavera, e che il tempo venga pure a cercarmi, che si lamenti, se vuole..stavolta non mi troverà obbediente ad aspettarlo.
Ho finto troppo a lungo di essere una donna paziente.
Nessuno parlerà degli amori che hanno scaldato la tua assenza, e sarà triste, Ulisse, perchè ognuna di quelle bocche, e tutti quegli occhi, per me hanno un nome.
E nel mio modo assurdo e impreciso, li ho amati.
Come si può amare un momento, allo stesso modo in cui d'estate si ama la mattina e ci si sveglia con una sorta d'impazienza addosso, con quella fame, quella curiosità infinita verso il mondo.
Avevo voglia di scoprirli, voglia di viaggiare sulla loro pelle, di spiargli i sogni, il più lontano e inaccessibile dei luoghi.
Di me hanno saputo vedere poco e niente.
Stavo li, indossando questa nudità che è sola carne, con la mia pelle liscia che pian piano si coprirà di linee, di confini, mappe di ciò che ho vissuto.
Stavo li, un corpo nudo come tanti.
E la gente avrà paura di raccontare questo, come se non vi fosse alcuna differenza.
Come se tanti gesti, e la mia nudità stessa, non li avessi comunque tenuti in serbo per il tuo ritorno.
La mia carne non è che merce, e nulla la distingue da mille altre.
Ma per te il mio corpo si è fatto racconto.
Conosci le storie delle mie ciglia, conosci ogni favola che mi annoda i capelli e che hai sentito nel silenzio mentre li accarezzavi.
Sai bene cosa accade quando, con la testa sul tuo petto, ascolto l'unico suono che rende mute le mie paure.
Con te sono nude perfino le mie mani.
Quando raccontano e inventano mondi, quando mi lasci cullare i tuoi, quando senza preavviso mi hai regalato dei segreti e mi sono sempre sembrate troppo piccole, così minute per quei doni troppo fragili.
Invece so che di te si racconterà ogni avventura, ogni amore, ogni letto.
E non m'importa di sapere i loro nomi, se quelle braccia ti hanno reso forte, se ti hanno protetto, se l'averle incontrate ti ha dato la certezza di quanto fosse felice questo tuo viaggio.
Avrei voluto parlarti più a lungo prima che salissi sulla nave.
Ma non volevo rubare troppo spazio ai ricordi e alle genti che starai incontrando.
Ti prego solo di non credere a quell'aneddoto del telaio..volevo soltanto dare alla gente un motivo per occuparsi d'altro, una scusa per poter continuare a pensare che nulla abbia turbato l'ordine delle cose.
È soltanto una stupida bugia.
Sono io quel telaio, sono io a venir ricomposta e sfilacciata ogni giorno, io che mi cerco, mi osservo, mi scruto, mi distruggo e rinasco.
Io che scelgo con cura trame e consistenze, che mi invento morbida oppure ruvida come la corda che uccide, io che scelgo i colori e cedo al compromesso delle sfumature.
Io che ricopro i miei difetti di ricami per distogliere gli sguardi, io che mi spoglio fino a rimanere scarna per non lasciarmi scampo, per non rimandare i cambiamenti, che non si sa mai.
Io che al tuo ritorno voglio avere racconti meravigliosi per te, racconti segreti, che la gente non troverà su quei maledetti libri scritti da un greco immaginario.
Io rinchiusa fra le coste di Itaca, io libera di inventare un mondo in cui poter viaggiare, libera di guardare più a fondo ciò che per abitudine avevo smesso perfino di vedere.
Libera di ingoiare le mie lacrime e assaporarle per capire che siamo destinati a portarcelo dentro per sempre, questo mare.
E adesso poso la penna, cerco di addormentarmi cantando piano per non sentire quel vento bugiardo.
Io non sono sola, Ulisse.
Lo è chi ha paura, ma io no.

Perchè nel silenzio del letto vuoto
io riesco ancora a sentire quel suono.


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